venerdì 19 ottobre 2007

Giustizia a stelle e strisce, il caso di Carlo Parlanti




In una sentenza che risale all'11 settembre scorso, ma di cui si è scoperta l'esistenza solo qualche giorno fa, un giudice di Los Angeles ha affermato che il regime di detenzione fissato dall'articolo 41 bis dell'ordinamento penitenziario, destinato ai boss mafiosi, ha caratteristiche "che costituiscono una forma di tortura" e violano la convenzione delle Nazioni Unite in materia. Questo per giustificare la negazione all'Italia dell'estradizione di un membro della famiglia mafiosa dei Gambino, sostenendo appunto che costui sarebbe con ogni probabilità destinato a una forma di tortura. Certo è difficile accettare lezioni su questo tema dagli USA, e se purtroppo non fosse una notizia vera, potrebbe apparire una barzelletta. Volevo riagganciarmi a questo caso per parlare invece della situazione di Carlo Parlanti. Non so quanti di voi conoscano la sua storia, ma per chi non ne fosse a conoscenza cerco di fare un riassunto attraverso il racconto dell’onorevole Zacchera. “Ci sono posti dove forse il Signore non sapeva cosa metterci e così ha lasciato uno spazio vuoto, desolato. Gli uomini allora ci hanno inventato un carcere ed intorno è cresciuto un paese. Così è nato Avenal, California, ma non è quella dei film. Davvero non so se i 15060 abitanti indicati dal cartello verde che a un certo punto nasce dal nulla e segnala l’inizio del paese a fianco della strada statale sia corretto, e se soprattutto inserisca i circa 8000 detenuti del carcere statale, almeno il 50% in soprannumero sui posti disponibili. Avenal vive del carcere e ci si muove dentro, ma perfino gli onnipresenti uccellacci neri che ogni tanto volano in tondo si tengono prudentemente lontani dal filo spinato. Gli americani hanno fatto le cose perbene, tecnicamente perfette: tre barriere di rete fitta e filo spinato (quella interna è ad alta tensione), le torri che segnano il perimetro. Ma qui la luce è abbagliante, torrida, e illumina il grande pentangono del perimetro dove dentro vivono migliaia di persone a 41° all’ombra, con in giro sorveglianti che dalla faccia sembrano di aver già visto di tutto e sopportato di più. Gente spiccia, dura, con una batteria di utensili alla cintura che fa tanto yankee ma anche disciplina. A te - che entri in visita- chiedono tutto: moduli, chiavi, passaporto, scarpe, ogni vestito che abbia una tinta blu, macchine fotografiche (ovvio) ma anche penne e fogli di carta. La tessera da deputato e il foglio con i timbri con il permesso di accesso viene guardato con disprezzo “ Ma che ci vieni mai a perder tempo qui?” ti dicono occhi silenziosi e solo allora tu alzi lo sguardo verso le celle, grandi box di cemento praticamente senza finestre. Ad oggi i detenuti sono quasi 8000, quasi il doppio del previsto, e le celle sono ciascuna per 400 (quattrocento!) persone. Credetemi: ho visitato carceri di massima sicurezza in Italia e visto il degrado di celle in Rwanda, in Egitto, in Bielorussia, ma in qualche modo - rispetto a qui – paiono quasi umane anche se tragiche perché è soprattutto il numero e la folla ad angosciarti. Eppure sei solo in un carcere a livello “due”, l’intermedio, non sei certo (ancora) nel braccio della morte. Controlli, foto, verifiche e entri dopo aver posato scarpe, orologi, gioielli, penne, perfino la cintura. Passi i raggi x ed entri nel perimetro ma per farlo passi tanti cancelli elettrici comandati a distanza e che si aprono in sequenza, mentre ti scrutano dall’alto. Alla fine entri nel parlatorio, un salone stipato di coppie, dove la metà sono principi azzurri. Tutti in blu i detenuti, con le scritte gialle sul pantalone sinistro del rispettivo numero di matricola. Per questo gli ospiti a colloquio non possono indossare il blu: sbagli non sono concessi, equivoci pure. Nell’alveare di una delle sale (sono almeno sette) tante file di tavolini bassi (li hanno abbassati – dicono – perché prima sotto si facevano nascosti “atti impuri” ). Ciascuno con due sedie, un numero sul tavolino - manco fossimo in un night per le ordinazioni - ed ogni tavolo è comunque rigorosamente rivolto verso la cattedra dei sorveglianti. Sullo sfondo macchine distribuiscono caffè, bibite e tutto quel campionario di fritti e patatine in bustine che fanno la gioia di chi le mangia come vitelli all’ingrasso, ma sono la dannazione dei dietologi americani. Adesso capisci perché ti hanno permesso di portare – visibili in un sacchetto di cellophane – fino a trenta dollari, ma in moneta o in tagli da uno: servono per far funzionare le macchinette dispense sul fondo della sala e c’è chi sta dentro ad aspetta il sabato solo per mangiare queste cose, visto che i colloqui per i detenuti sono il grande evento della settimana, prenotato a volte da mesi. Il “nostro” carcerato non arriva ed allora ti guardi incontro: qualche vecchietto incanutito, un paio di detenuti sulla sedia a rotelle, molti i ragazzi robusti, pochi i detenuti di colore e ancor meno le ragazze carine in visita: trionfa la mezza età. Qualche bambino corre tra i tavoli ma è bruscamente richiamato da una sorvegliante, si ferma e piange. Passa più di mezz’ora e finalmente spunta il “nostro”. Ecco Carlo Parlanti, 43 anni di Montecatini, operatore informatico ed ex dipendente di una multinazionale e dentro ormai da più di tre anni per stupro. Lui proclama la sua innocenza e se scorri gli atti processuali mediti che in Italia un qualsiasi neolaureato in giurisprudenza chiedere non solo l’assoluzione e che un qualche “tribunale del riesame” forse lo avrebbe rispedito a casa in un lampo. Non siamo giudici, non spetta a noi decidere, ma l’obbligo è di raccontare. Luglio 2002: Parlanti lascia la sua amica e dopo un po’ di anni in America torna in Europa, da dove gira il mondo facendo il suo lavoro. Le cose gli girano benone, ma due anni dopo, di passaggio all’aeroporto di Dusseldorf venendo dall’Irlanda, un doganiere tedesco deve avergli detto “ Warten Sie, bitte!” Bloccato, scopre che su di lui da 20 mesi pende un mandato di arresto internazionale e lo schiaffano dentro. Dentro e basta: nessuna possibilità di telefonare, chiedere del consolato italiano, avvisare la famiglia. E intorno si parla solo tedesco: i suoi diritti? E chi mai li conosce? In Italia diventano matti perché non lo trovano più poi –scoperto – inizia un lungo braccio di ferro per istradarlo, ma la Magistratura di Milano alza le mani: da noi non ha precedenti e non ha fatto alcun reato, se la vedano tedeschi ed americani”. Ricordate Alberto Sordi in “Detenuto in attesa di giudizio?” Solo che questo non è un film e serve poco la comune cittadinanza europea: sette mesi e poi imbarco per gli USA, ammanettato. Arriva e passa alla prima tappa, il carcere di dove si “ammorbidiscono” i prigionieri. Nessuna ora d’aria, pila in faccia a tutte le ore e alla fine una proposta semplice semplice: “Dichiarati colpevole anche di uno solo dei reati, qualche mese e sei fuori e per Natale stai già in Italia, ok?”
E’ il metodo usato per tutti, il 96% dei processi in California finisce così e giudice e pubblico ministero (che sono cariche elettive popolari) possono citare con orgoglio le loro statistiche “Abbiamo preso il 96% di rei confessi, il sistema funziona”. “Per niente, io non ho violentato nessuno” prova a sostenere Parlanti. Il processo è duro, controverso, le prove sembrano vacillare, la vittima cade in vistose contraddizioni ma alla fine la giuria popolare ci crede (sembra che il PM abbia giurato che in Italia Carlo avesse già subito condanne per reati sessuali, ed almeno questa è una infamia ed una grossolana bugia, la sua fedina penale è intatta). “Colpevole “si esprime la giuria e fanno nove anni di carcere, buttando via la chiave. Da tre anni Carlo Parlanti è ad Avenal, ma difendersi è dura: è emerso che alcune foto sembrano davvero false, che non ci sono prove dirette, che la denuncia di stupro è stata presentata 21 giorni dopo e non ci sono test medici, ma intanto stai dentro e l’appello costa fiumi di denaro, che non ci sono. Carlo è malato e glielo si legge negli occhi, prova a spiegare che cosa significhi vivere in una cella di 400 persone senza freni, cosa succede quando spengono la luce, quale sia la sua dieta che al massimo si può integrare con 90 dollari al mese. Carlo è pure sfortunato con la logistica: Avenal dipende dal nostro consolato di San Francisco ed il console Roberto Falaschi fa quel che può, ma per andarlo a trovare in pieno deserto ci vuole più di una giornata. In compenso magistrati, avvocato e consolato competente per la causa penale è Los Angeles, trecento chilometri più a sud. Anche per la burocrazia italiana Parlanti è una specie di apolide. Volano le ore, l’altoparlante annuncia l’uscita mentre le copie ai tavolini si stringono strette, bambini che piangono, porte che lasciano entrare l’aria bollente del mezzo pomeriggio. Finalmente fuori dal recinto scatto una foto all’intero complesso e dopo un attimo arriva un’auto con sirena: “Lei Sta fotografando un sito vietato!” Come non detto, non si deve vedere Avenal, California, quella diversa dai film".
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Diamo un po' i numeri




Le “primarie” di domenica 14 ottobre, hanno sanzionato la plebiscitaria nomina di Veltroni a segretario del neonato Partito Democratico. In che modo questo importante avvenimento ha influenzato il gradimento verso i principali attori politici e le intenzioni di voto degli elettori? Cerchiamo di capirlo attraverso l’ultimo sondaggio della EKMA. La fiducia dei cittadini nel Governo, dopo una continua parabola discendente, ha registrato un incremento del 2% e si attesta su una percentuale del 35%. La fiducia in Prodi resta stabile al 27%. Il ministro più amato si riconferma Di Pietro che raccoglie la maggior fiducia e si attesta al 39% di preferenze sorpassando D’Alema, fermo invece al 35%. Per quanto riguarda il centrodestra, Berlusconi, che continua ad essere il politico che riscuote in assoluto maggiori consensi, si attesta su un dato stabile del 53%, Gianfranco Fini cresce di 4 punti e arriva al 42% merito anche della riuscita manifestazione di sabato scorso. Pierferdinando Casini è stabile al 30%.


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Per quanto riguarda i partiti, la situazione è la seguente. Nel Centrosinistra il PD, con il 30% di voti viene incoronato il primo partito d’Italia, e permette alla coalizione di centrosinistra di far segnare, per la prima volta dal 2007, una tendenza positiva. Il successo ottenuto dal PD rallenta però la crescita dell’ Italia dei Valori di Antonio Di Pietro che si attesta comunque al 4%, circa il doppio di quanto ottenuto alle ultime politiche. Tra i partiti che si collocano più a sinistra, i Verdi di Pecoraro Scanio riscuotono un 3% di preferenze. Rifondazione al 3,5 si mantiene stabile rispetto a settembre, ma ha la metà dei voti rispetto alle politiche. I Comunisti Italiani con l'1,5 recuperano mezzo punto rispetto al mese scorso, ma rimangono al di sotto del risultato delle politiche. Per la prima volta da gennaio ad oggi i Popolari di Mastella scendono al di sotto delle politiche con l'1,2. Complessivamente la coalizione recupera più di un punto sul Centrodestra. Nel Centrodestra, Forza Italia è al 29%, AN all'11%, La Destra è al 3% e l'UDC al 3,5%. Forza Italia è stato dal mese di gennaio il primo partito italiano, ed è la prima volta in 10 mesi, che il partito di Berlusconi perde dei punti percentuali, d'altronde sconta la risalita di Alleanza Nazionale che approfitta dell’ effetto mediatico dell’ultima manifestazione a Roma, che ha consentito di recuperare 2 punti percentuali. La Lega si attesta sul 5% e si mantiene al di sopra del risultato delle politiche 2006. La Destra di Storace ottiene un 3%, le posizioni tenute dal suo leader forse non sono esteticamente condivise dalla maggioranza degli italiani, ma sicuramente gli hanno prodotto un netto profilo identitario che ormai determina un risultato consolidato. La misurazione di questo nuovo partito, che affonda le sue radici nella tradizione italiana, l'avremo fra poco più di 6 mesi alle amministrative, dove in Sicilia e nel Lazio rischierà di avere risultati addirittura a due cifre. L'UDC con il 3,5% dei voti, ha poco meno della metà dei consensi avuti alle politiche poco per le ambizioni di Casini. Complessivamente l'opposizione si attesta al 52,9. Se si votasse domani, la Casa delle Libertà sarebbe favorita per la vittoria, ma resta da valutare fino a che punto l’effetto Veltroni sarà in grado di trainare la coalizione di centrosinistra verso una rimonta che consenta di raggiungere e/o superare la CDL.


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domenica 14 ottobre 2007

Il nuovo PD e gli scenari futuri




Domenica 14 ottobre. E’ finalmente arrivato il giorno delle primarie del neonato PD. Innanzitutto occorre un precisione “tecnica”: le elezioni primarie sono una competizione elettorale attraverso la quale gli elettori o i militanti di un partito politico decidono chi sarà il candidato del partito (o dello schieramento politico del quale il partito medesimo fa parte) per una successiva elezione di una carica pubblica. Le votazioni di oggi invece porteranno all’elezione diretta di un segretario di partito, e questa rappresenta una grande novità, non solo per lo scenario politico italiano. Il risultato di queste votazioni, tuttavia, è scontato: Walter Veltroni sarà il primo segretario del PD. Le uniche incertezze e le uniche curiosità, più che altro statistiche, sono legate alle percentuali di voto dei non eletti e cioè di Rosi Bindi, Enrico Letta e Mario Adinolfi. Per la prima sarebbe un successo avvicinarsi, o raggiungere, la soglia del 20%, traguardo fissato per Letta sulla soglia del 10%. Per Adinolfi il solo fatto di essere candidato è un successo. Il dato più rilevante politicamente sarà senz’altro l’affluenza alle urne. Veltroni ha detto che un’affluenza di un milione di persone sarebbe un successo, ciò vuol dire che si aspettano almeno 2 milioni di elettori. Staremo a vedere.

I possibili scenari politici

Con l’aiuto di un articolo pubblicato su Dagospia, cerchiamo di prevedere quello che, all’indomani dell’elezione di Walter Veltroni a segretario del Pd, potrebbe accadere nello scenario politico italiano:

Arrivati i risultati definitivi Veltroni, incoronato segretario del Partito Democratico, annuncia di volersi dedicare a tempo pieno al nuovo partito.
La prima mossa di Veltroni potrebbe essere l’abbandono della carica di sindaco di Roma (il mandato gli scadrebbe “solo” ad aprile/maggio 2008), ma subito si presenta un piccolo/grande problema: Veltroni si è dimenticato di costruire un suo successore. Se si eleggesse quindi il nuovo sindaco di Roma nella prossima primavera, il centro-sinistra andrebbe incontro alla disfatta, in quanto non ha un candidato degno di questo nome. Ecco perché in queste ore c'è un pressing asfissiante sull'unico nome in grado di sfidare Gianfranco Fini, autoproclamatosi candidato del centro-destra. Sarebbe un grande remake: Francesco Rutelli, che però sta dicendo di no a tutti. Per ora. L'abbandono del Campidoglio è solo l'antipasto.
La seconda mossa di Veltroni è puntare sulla crisi di governo e sulle elezioni anticipate nella primavera 2008. I sondaggi sono catastrofici, ma non importa. Andare a votare subito, per Veltroni, comporta numerosi vantaggi. Primo: scaricare tutta la colpa della debacle su Romano Prodi. Io sono appena arrivato, che colpa ne ho io, direbbe Veltroni in campagna elettorale. Secondo: rivoluzionare il centrosinistra. Il Pd di Veltroni andrebbe alle elezioni, senza alleanze con Rifondazione. Un piano in apparenza suicida, ma che consentirebbe a Walter di rendersi credibile agli occhi dell'elettorato, dell'establishment e che potrebbe inoltre aprire le porte ad alleanze centriste. E se il Pd da solo recuperasse consensi, arrivando magari al 35 per cento, il merito sarebbe tutto suo. Terzo: mandare a casa i parlamentari e i dirigenti del vecchio Ulivo e spedire in campo una classe dirigente tutta nuova e veltronizzata. Via i peones democristiani, via i deputati dell'era Fassino, le anneserafini e le barbarepollastrini. Con D'Alema azzoppato dalla Forleo destinato a girare il mondo, a fare la fine di Al Gore, senza premio Nobel, però. In Africa, al posto di Walter, ci andrà lui. Infine Berlusconi: se si votasse nel 2008 probabilmente vincerebbe lui, ma il Cavaliere Trapiantato non vuole più Palazzo Chigi, sogna il Quirinale e vuole diventare il presidente di tutti gli italiani, non solo dei nerboruti forzisti alla Cicchitto che ormai detesta e di cui si vorrebbe sbarazzare. Per farlo gli serve la simpatia del Pidì di Veltroni. Walter è l'uomo che già nel 1990 scrisse il libro “Io e Berlusconi”. E Berlusconi sarebbe il più veloce a offrire a Walter il ramoscello della pace. Il che significa: riforme da fare insieme, nomine da spartire (dalle presidenze delle Camere alla Rai), basta con i ricatti di ex-democristiani, comunisti rifondati, leghisti arrapati, girotondini in andropausa e grillini col dito sul grilletto.
Gli ambasciatori sono già al lavoro da tempo: Gianni Letta è ottimo amico anche di Walter, che lo vorrebbe in un fanta-governo da lui guidato, ma potrebbe anche finire nel modo opposto e cioè Veltroni vice di un governo Letta, con Berlusconi al Quirinale.Sarebbe il trionfo del codice Veronica. “Moglie esemplare” di Silvio, grande amica di Walter, futura first lady della Terza Repubblica.

La "sinistra" dialettica del Disobbediente



video





Manifestazione nazionale studentesca a Trento. Una ragazzo di 17 anni sta facendo una video-intervista agli studenti per un lavoro scolastico e cerca di intervistare il leader dei Disobbedienti locali, tal Donatello Baldo (che l'età della scuola dovrebbe averla passata da un pezzo) il quale spenge il suo sigaro in piena faccia al ragazzo e cerca di aggredirlo insieme ai suoi sgherri.Il tutto davanti a decine di persone nella piazza centrale e con la polizia a due passi.

Le incredibili giustificazioni date da Balbo alla stampa sono:

- "Ho cominciato a smettere di fumare e sono nervoso"

- "L'anno scorso lui e i suoi amici hanno assaltato il centro sociale spranghe in mano"(come no, basta vederli in video i terribili ragazzi per capire subito che sono dei sanguinari fascisti )

- "Ho otto avvocati che mi difendono e non mi pento".

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Che bella gente questi "disobbedienti"..